Foglie e Pietre (7 “dubbi riguardo al mondo”) – ABENDLAND (2009) di fred kelemen

venerdì 25 maggio 2012 ore 21,00

TERRANUOVA BRACCIOLINI (Ar)

Via Ville 111A loc. Madrigale

Foglie e Pietre (7 “dubbi riguardo al mondo”) – ABENDLAND (2009) di fred kelemen

Fin dalla nascita c’è in ognuno di noi, scriveva Franz Kafka, un centro di gravità che neanche l’educazione più folle può rimuovere. Ed io – aggiungeva un personaggio di Godard in una sorta di continuità ideale con lo scrittore praghese – non posso fare a meno di essere sempre, in un certo senso, il centro del mondo (del mio, perlomeno). «È forse, allora, un secondo punto di gravità che cerchiamo nei film (come se uscisse da noi stessi) e che all’istante non riusciamo a trovare, a causa dell’illusione legata a quei corpi, a quei movimenti, a quelle avventure che lo muniscono di una carne estranea?» (Jean Louis Schefer). Dai corpi che si trascinano e talvolta affondano nelle immagini di Aleksey German a quelli aerei che volteggiano e quasi si disfano nei film di Hou Hsiao-hsien, in cui è il tempo stesso a farsi materia pesante, passando per le deambulazioni di Kelemen Momo De Bernardi, fino a Pelešjan in cui è sempre questione di peso e leggerezza – non si tratta d’altro che di foglie e pietre, secondo una distinzione che si deve alla teoria dell’immagine letteraria elaborata da Ernst Jünger. Ed ogni volta il cinema si qualificherà per la sua capacità di introdurre «un dubbio riguardo al mondo», alla sua realtà, e al tempo stesso come mezzo per ri-crearlo, per tornare a credervi.

r.a.

la proiezione sarà preceduta da pic nic fai da te. è gradita la conferma della presenza.

in caso di pioggia l’evento sarà spostato ad altra data.

per informazioni chiamare 055 9110276 oppure 335 393078 – 335 8338346

Posted: maggio 18th, 2012
Categories: Cinema
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EVENTO 18 – FOGLIE E PIETRE (7 “dubbi riguardo al mondo”) – “FIABA NERA” di Alberto Momo

EVENTO 18 – FOGLIE E PIETRE (7 “dubbi riguardo al mondo”)
“FIABA NERA” di Alberto Momo
venerdì 10 febbraio 2012
VIA CENNANO 1, Montevarchi, Italy

L’associazione culturale e di promozione sociale OFFICINA,
in occasione del 3.zo appuntamento della rassegna FOGLIE e PIETRE (7 “dubbi riguardo al mondo”),
presenta il film “FIABA NERA” di Alberto Momo (2005)
con un’introduzione di Raffaello Alberti;
sarà presente alla serata oltre l’autore, l’attrice Giulietta De Bernardi.

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La fiaba racconta di un’annunciazione.

Tra il giorno e la notte, un angelo appare nella vita di una donna.

Avvolto nella sua luce di tenebra, le porta conforto.

Come aveva già fatto con l’altra donna, prima di lei; e che ora la guida a compiere il suo gesto.

Il male tocca l’amore.

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«Il film è girato tra il crepuscolo e la notte. In quell’intervallo di luce che produce una diversa misura del tempo. Il tempo e lo spazio si espandono, tanto da assorbire la dimensione di veglia e quella del sonno.
“E ben sappiamo: al valico del sonno e della veglia, prima che si varchi l’intervallo fra i due territori, al confine dove si toccano, la nostra anima è circondata di visioni” (P. Florenskij)».

(A. Momo)

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regia, fotografia, montaggio, produttore/director, director of photography, film editor, producer:
Alberto Momo

sceneggiatura/screenplay:
Giulietta De Bernardi, Alberto Momo, Cesar Garcia Perez de Leon

suono/sound:
Giuseppe D’Amato

interpreti/cast:
Giulietta De Bernardi, Cesar Garcia Perez de Leon, Antonella Boschetto, Teresa Momo, Alberto Momo

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FOGLIE E PIETRE – 7 “dubbi riguardo al mondo”
a cura di Raffaello Alberti

Fin dalla nascita c’è in ognuno di noi,

scriveva Franz Kafka,

un centro di gravità

che neanche l’educazione più folle può rimuovere.

Ed io

– aggiungeva un personaggio di Godard

in una sorta di continuità ideale con lo scrittore praghese – non posso fare a meno di essere sempre,

in un certo senso,

il centro del mondo (del mio, perlomeno).

«È forse, allora,

un secondo punto di gravità che cerchiamo nei film

(come se uscisse da noi stessi)

e che all’istante non riusciamo a trovare,

a causa dell’illusione legata a quei corpi,

a quei movimenti,

a quelle avventure che lo muniscono di una carne estranea?» (Jean Louis Schefer).

Dai corpi che si trascinano

e talvolta affondano

nelle immagini di Aleksey German

a quelli aerei che volteggiano e si disfano

nei film di Hou Hsiao-hsien,

in cui è il tempo stesso a farsi materia pesante,

passando per le deambulazioni di

Kelemen

Momo

De Bernardi,

fino a

Pelešjan

in cui vi è che peso e leggerezza

– non si tratta d’altro che di foglie e pietre,

secondo una distinzione che si deve alla teoria

dell’immagine letteraria elaborata da Ernst Jünger.

Ed ogni volta il cinema si qualificherà

per la sua capacità di introdurre

«un dubbio riguardo al mondo»,

alla sua realtà,

e al tempo stesso come mezzo per ri-crearlo,

per tornare a credervi.

Posted: gennaio 30th, 2012
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FOGLIE E PIETRE (7 “dubbi riguardo al mondo”) – “MILLENNIUM MAMBO” di Hou Hsiao-sien

OFFICINA / cinema: EVENTO 17 – FOGLIE E PIETRE (7 “dubbi riguardo al mondo”) – “MILLENNIUM MAMBO” di Hou Hsiao-sien –

venerdì 20 gennaio 2012

Fin dalla nascita c’è in ognuno di noi, scriveva Franz Kafka, un centro di gravità che neanche l’educazione più folle può rimuovere. Ed io – aggiungeva un personaggio di Godard in una sorta di continuità ideale con lo scrittore praghese – non posso fare a meno di essere sempre, in un certo senso, il centro del mondo (del mio, perlomeno).«È forse, allora, un secondo punto di gravità che cerchiamo nei film (come se uscisse da noi stessi) e che all’istante non riusciamo a trovare, a causa dell’illusione legata a quei corpi, a quei movimenti, a quelle avventure che lo muniscono di una carne estranea?» (Jean Louis Schefer).Dai corpi che si trascinano e talvolta affondano nelle immagini di Aleksey German a quelli aerei che volteggiano e si disfano nei film di Hou Hsiao-hsien, in cui è il tempo stesso a farsi materia pesante, passando per le deambulazioni di Kelemen Momo De Bernanrdi, fino a Pelešjan in cui vi è che peso e leggerezza – non si tratta d’altro che di foglie e pietre, secondo una distinzione che si deve alla teoria dell’immagine letteraria elaborata da Ernst Jünger.Ed ogni volta il cinema si qualificherà per la sua capacità di introdurre «un dubbio riguardo al mondo», alla sua realtà, e al tempo stesso come mezzo per ri-crearlo, per tornare a credervi.

Posted: gennaio 14th, 2012
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FOGLIE E PIETRE (7 “dubbi riguardo al mondo”)

VENERDI 23 DICEMBRE 2011
ORE 20:00

via cennano 1 montevarchi (ar)

OFFICINA / cinema: EVENTO 16 – FOGLIE E PIETRE (7 “dubbi riguardo al mondo”) -
“KHROUSTALIOV, MA VOITURE!” di Aleksey. German (1998)

Fin dalla nascita c’è in ognuno di noi, scriveva Franz Kafka, un centro di gravità che neanche l’educazione più folle può rimuovere.

Ed io – aggiungeva un personaggio di Godard in una sorta di continuità ideale con lo scrittore praghese – non posso fare a meno di essere sempre, in un certo senso, il centro del mondo (del mio, perlomeno).

«È forse, allora, un secondo punto di gravità che cerchiamo nei film (come se uscisse da noi stessi) e che all’istante non riusciamo a trovare, a causa dell’illusione legata a quei corpi, a quei movimenti, a quelle avventure che lo muniscono di una carne estranea?» (Jean Louis Schefer).

Dai corpi che si trascinano e talvolta affondano nelle immagini di Aleksey German a quelli aerei che volteggiano e si disfano nei film di Hou Hsiao-hsien, in cui è il tempo stesso a farsi materia pesante, passando per le deambulazioni di Kelemen Momo De Bernanrdi, fino a Pelešjan in cui vi è che peso e leggerezza – non si tratta d’altro che di foglie e pietre, secondo una distinzione che si deve alla teoria dell’immagine letteraria elaborata da Ernst Jünger.

Ed ogni volta il cinema si qualificherà per la sua capacità di introdurre «un dubbio riguardo al mondo», alla sua realtà, e al tempo stesso come mezzo per ri-crearlo, per tornare a credervi.

Posted: dicembre 17th, 2011
Categories: Cinema, Eventi
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Rassegna cinematografica “10×150 – Le Stazioni del Tempo” – “UNA VITA DIFICILE”" di Dino Risi

AUDITORIUM LE FORNACI
TERRANUOVA BRACCIOLINI (Ar)10×150 – Le Stazioni del Tempo / 4

Giovedì’ 19 Maggio 2011

ore 21,30 – Massimo Palazzeschi presenta “UNA VITA DIFFICILE” di Dino Risi

ingresso gratuito

associazione culturale FRESNEL
associazione culturale MACMA
associazione culturale OFFICINA

Istituzione Le Fornaci
con il patrocinio del Comune di Terranuova Bracciolini (Ar)

in collaborazione con
Istituto Gramsci Toscano
S.N.C.C.I. – Gruppo Toscano (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani)

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In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nell’ambito dei festeggiamenti organizzati dall’Amministrazione Comunale di Terranuova Bracciolini e dall’Istituzione Le Fornaci, continua la rassegna “10×150 – LE STAZIONI DEL TEMPO”, un percorso cinematografico basato su 10 film, che attraversano 150 anni di storia italiana
Continua la rassegna con la proiezione del film  “UNA VITA DIFFICILE” di Dino Risi: Il film narra di un ex partigiano comunista, idealista di nome Silvio Magnozzi interpretato da un insolito e grandisimo Alberto Sordi.
Il ruolo infatti è piuttosto atipico per Sordi che non interpreta il solito personaggio vigliacco, qualunquista e ignavo, ma al contrario quello di un uomo che ha combattuto per un mondo nuovo e che ripone fiducia nei valori che lo hanno animato. Dalla resistenza al boom economico Risi (grazie anche alla splendida sceneggiatura di Sonego) racconta la storia dell’Italia e degli italiani di un mondo nuovo e pulsante che però premia arrivisti e gente senza scrupoli. In quel mondo Magnozzi avverte di essere un perdente e dopo un lungo travaglio si arrende negando la propria identità.

Il riscatto finale è più per rassicurare lo spettatore con un movimento catartico che per raccontare la storia di questo Paese: il dubbio su cosa sia realmente successo resta.
UNA VITA DIFFICILE (*)
(1961)
Italia
118 min
B/N
commedia
Soggetto Rodolfo Sonego
Sceneggiatura Rodolfo Sonego
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Leonida Barboni
Montaggio Tatiana Casini
Musiche Carlo Savina
Scenografia Mario Chiari, Mario Scissi
Interpreti e personaggi
Alberto Sordi: Silvio Magnozzi
Lea Massari: Elena Pavinato
Franco Fabrizi: Franco Simonini
Lina Volonghi: Amalia Pavinato, madre di Elena
Claudio Gora: Commendator Bracci
Antonio Centa: Carlo
Loredana Cappelletti: Giovanna
Daniele Vargas: marchese Capperoni
Franco Scandurra: presidente commissione d’esami
Mino Doro: Ragana
Carlo Kechler: Rustichelli
Renato Tagliani: giornalista
Edith Peters delle Peters Sisters
Premi
David di Donatello 1962: miglior produttore
(*): da wikipedia

Posted: maggio 18th, 2011
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10×150 – Le Stazioni del Tempo / 3 “I COMPAGNI” di Mario Monicelli

AUDITORIUM LE FORNACI
TERRANUOVA BRACCIOLINI (Ar)
GIOVEDI’ 12 MAGGIO 2011
10×150 – Le Stazioni del Tempo / 3
1) ore 21,30 – Massimo Palazzeschi presenta  ”I COMPAGNI” di Mario Monicelli
ingresso gratuito

associazione culturale FRESNEL

associazione culturale MACMA

associazione culturale OFFICINA

Istituzione Le Fornaci

con il patrocinio del Comune di Terranuova Bracciolini (Ar)

in collaborazione con

Istituto Gramsci Toscano

S.N.C.C.I. – Gruppo Toscano (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani)

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In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nell’ambito dei festeggiamenti organizzati dall’Amministrazione Comunale di Terranuova Bracciolini e dall’Istituzione Le Fornaci, continua la rassegna “10×150 – LE STAZIONI DEL TEMPO”, un percorso cinematografico basato su 10 film, che attraversano 150 anni di storia italiana.

Continua la rassegna con la proiezione de “I COMPAGNI” di Mario Monicelli: Torino, fine Ottocento; in una fabbrica tessile, l’ennesimo grave incidente spinge gli operai a richiedere migliori condizioni di lavoro. Quando la loro richiesta di ridurre l’orario di lavoro da quattordici a tredici ore viene del tutto ignorata, decidono di compiere un gesto dimostrativo, suonare la sirena di fine turno in anticipo di un’ora, che procura però una multa a tutti e una sospensione a Pautasso, l’autore materiale.

Gli operai organizzano quindi uno sciopero, approfittando dell’esperienza in materia dell’esperto professor Sinigaglia, appena giunto in città proveniente da Genova, ricercato dalla polizia per aggressione ad un pubblico ufficiale durante una manifestazione. I padroni per risolvere la situazione sono disposti a ritirare multa e sospensione e “perdonare” gli operai influenzati da “agitatori di professione”, ma gli operai non possono accettare una concessione così modesta rispetto al livello ormai raggiunto dalla protesta.

Di fronte alla resistenza degli operai, che tengono duro, forti della reciproca solidarietà, i padroni arrivano a chiamare lavoratori disoccupati da un’altra città. Gli scioperanti tentano di bloccare il treno che trasporta i crumiri, ma durante gli scontri Pautasso perde tragicamente la vita. Il prof. Sinigaglia, visti i precedenti, è costretto a nascondersi e trova un accogliente rifugio nella casa della prostituta Niobe, figlia di un operaio che l’ha ripudiata per la sua scelta di vita.

Quando i lavoratori in sciopero, dopo aver resistito un intero mese, sono ormai prossimi a cedere, ignorando di aver portato i padroni sul punto di cedere per primi, il prof. Sinigaglia lascia però il comodo nascondiglio, rischiando l’arresto per parlare agli operai, che hanno già votato per la ripresa del lavoro, e riesce con la sua appassionata retorica a riaccendere in loro il desiderio di proseguire la lotta e spingerli a marciare in corteo verso la fabbrica per occuparla. Ma la cavalleria, chiamata a difendere la fabbrica, spara sulla folla e uccide Omero, uno degli operai più giovani, appena un ragazzino, mentre il prof. Sinigaglia viene infine arrestato.

Gli operai tornano al lavoro, sconfitti. Fra loro il fratello minore del ragazzo ucciso, che ne ha preso il posto. Il prof. Sinigaglia, dal carcere, continua a diffondere le sue idee di progresso sociale, mentre altri lavoratori come Raoul portano avanti la lotta.

Il film, come testimoniato dallo stesso regista in più occasioni, non ebbe il succeso sperato ed atteso del pubblico italiano, mentre piacque molto alla critica del tempo: dopo 48 anni esso continua in realtà ad essere uno dei più importanti e fra i più belli realizzati dall’autore ed ancora oggi mantiene molto della originalità e freschezza che lo contraddistingueva all’epoca della sua uscita: gli attori sono straordinari interpreti ben inseriti nella costruzione di una storia e della tematica monicelliana e dunque della sua personalalissima e peculiare poetica.

L’iniziativa, organizzata dalle associazioni culturali Macma, Officina e Fresnel, aderisce al progetto regionale “Storie d’Italia in 100 film” di Regione Toscana, Istituto Gramsci Toscano e S.N.C.C.I. – Gruppo Toscano (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani).

I COMPAGNI (*)

Italia, Francia, Jugoslavia

Durata 128 min

Colore b/n

Regia Mario Monicelli

(aiuto: Renzo Marignano)

Soggetto Age, Scarpelli, Mario Monicelli

Sceneggiatura Age, Scarpelli, Mario Monicelli

Produttore Franco Cristaldi

Casa di produzione Lux Film, Vides Cinematografica, Méditerranée Cinéma Production, Avala Film

Fotografia Giuseppe Rotunno

Montaggio Ruggero Mastroianni

Musiche Carlo Rustichelli

Scenografia Mario Garbuglia

Costumi Piero Tosi

Interpreti e personaggi

Marcello Mastroianni: Prof. Sinigaglia

Renato Salvatori: Raoul

Annie Girardot: Niobe

Gabriella Giorgelli: Adele

Folco Lulli: Pautasso

Bernard Blier: Martinetti

Raffaella Carrà: Bianca

François Perier: maestro Di Meo

Vittorio Sanipoli: cavalier Baudet

Mario Pisu: l’ingegnere

Kenneth Kove

Franco Ciolli: Omero

(*): da wikipedia

Auditorium Centro Culturale “Le Fornaci”

Via Vittorio Veneto, 19

Terranuova Bracciolini (Ar)

Info: Uff. Cultura – Comune di Terranuova Bracciolini

Posted: maggio 12th, 2011
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EVA E ADAMO

Posted: maggio 1st, 2011
Categories: Cinema, Eventi
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Rassegna cinematografica “10×150 – LE STAZIONI DEL TEMPO “/ 2

associazione culturale FRESNEL
associazione culturale MACMA
associazione culturale OFFICINA

Istituzione Le Fornaci

in collaborazione con

Regione Toscana
Istituto Gramsci Toscano
S.N.C.C.I. – Gruppo Toscano (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani)

con il patrocinio del Comune di Terranuova Bracciolini (Ar)

Giovedì 5 Maggio 2011:

1) ore 14,30 - “NOVECENTO” atto I° di BERNARDO BERTOLUCCI (1976)
2) ore 17,00 - “NOVECENTO” atto II° di BERNARDO BERTOLUCCI (1976)

ore 20,00 – aperitivo/buffet offerto dall’amministrazione comunale

3) ORE 21,30 - “BERTOLUCCI SECONDO IL CINEMA” di GIANNI AMELIO (1976)

presentazione a cura di Enrico Ghezzi

ingresso gratuito

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nell’ambito dei festeggiamenti organizzati dall’Amministrazione Comunale di Terranuova Bracciolini e dall’Istituzione Le Fornaci, continua la rassegna “10×150 – LE STAZIONI DEL TEMPO”, un percorso cinematografico basato su 10 film, che attraversano 150 anni di storia italiana.

Con la proiezione di “NOVECENTO” di Bernardo Bertolucci, grande affresco epico cinematografico del 1976 apprezzato in tutto il mondo come capolavoro del regista, la seconda tappa della rassegna porterà la riflessione sulla ricostruzione storica dell’evoluzione del secolo scorso attraverso un percorso narrativo straordinario che attingendo dalla “cantina della memoria” dell’autore, realizza una sorta di melodramma verdiano a metà stradacon il romanzo storico ottocentesco, una storia epica che tuttoggi è di assoluta modernità.

L’iniziativa, organizzata dalle associazioni culturali Macma, Officina e Fresnel, aderisce al progetto regionale “Storie d’Italia in 100 film” di Regione Toscana, Istituto Gramsci Toscano e S.N.C.C.I. – Gruppo Toscano (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani).

Al termine della proiezione di NOVECENTO, che avverrà in due fasi (atto I° alle ore 14,30 e atto II° alle ore 17,00) sarà offerto un buffet/aperitivo che precede la proiezione del documentario/film/backstage di Gianni Amelio “BERTOLUCCI SECONDO IL CINEMA” sulla realizzazione del film, la cui preparazione è durata quasi un anno, che sarà preceduto da un introduzione/presentazione di Enrico Ghezzi.

NOVECENTO Atto I° e II°
(1976)

Regia
BERNARDO BERTOLUCCI

Soggetto:
FRANCO ARCALLI
BERNARDO BERTOLUCCI
GIUSEPPE BERTOLUCCI

Sceneggiatura:
FRANCO ARCALLI
BERNARDO BERTOLUCCI
GIUSEPPE BERTOLUCCI

Fotografia:
VITTORIO STORARO

Musica:
ENNIO MORICONE

Montaggio:
FRANCO ARCALLI

Scenografia:
EZIO FRIGERIO

Arredamento:
GIANNI SILVESTRI

Produzione:
ALBERTO GRIMALDI

Con
BURT LANCASTER
STERLING HAYDEN
ROMOLO VALLI
ROBERT DE NIRO
GERARD DEPARDIEU
DOMINIQUE SANDA
STEFANIA SANDRELLI
WERNER BRUHNS
DONALD SUTHERLAND,
LAURA BETTI
ALIDA VALLI

Italia/Francia/Germania 1976
Drammatico/Storico
durata: 318 min.

Distribuzione: 20th Century Fox

Il film narra la storia di due italiani nati lo stesso giorno (il 27 gennaio 1901), nello stesso luogo (una grande fattoria emiliana) ma su fronti opposti: Alfredo è figlio dei ricchi proprietari della fattoria, i Berlinghieri; Olmo è figlio di Rosina, contadina vedova della medesima fattoria, e non sa chi è suo padre data la promiscuità nella quale vivevano i contadini all’inizio del XX secolo, segregati di notte e sfruttati di giorno come bestie da soma. In effetti, in una scena dove Giovanni, il padre di Alfredo, pronuncia parole affettuose nei confronti di Olmo invitandolo dolcemente a rientrare in casa, potrebbe far intuire che Alfredo sia il fratellastro di Olmo. Proprio le lotte contadine e la Grande Guerra dapprima, e il fascismo con la lotta partigiana per la Liberazione poi, sono al centro dei fatti che si susseguono, con al centro, e per filo conduttore, la vita dei due nemici-amici, impersonati in età adulta da Gérard Depardieu (Olmo) e da Robert De Niro (Alfredo).

Burt Lancaster, nel ruolo del nonno di Alfredo, e Donald Sutherland nel ruolo del violento, cinico e spietato Attila, chiamato con la sua ferocia asservita al potere a rappresentare l’arrivo devastante del fascismo in un paese dove la ricca borghesia iniziava a temere le varie organizzazioni socialiste a difesa dei lavoratori, sono alcuni degli altri indimenticabili volti di questa pellicola. Ma non possiamo dimenticare il nonno di Olmo, Leo, il capofamiglia dei Dalcò, interpretato da Sterling Hayden, la cugina di Alfredo, Regina, che Laura Betti dipinge con grande mestiere, la moglie di Olmo impersonata da Stefania Sandrelli e Dominique Sanda, moglie di Alfredo troppo sensibile per poter sopportare di restare al fianco del marito colpevole, ai suoi occhi, di non aver lasciato fuori dalla sua fattoria le brutture e le nefandezze di quel periodo di travagli politici e sociali.

L’ultima parte del film si riallaccia alle scene iniziali, quando, durante il sospirato giorno della Liberazione, Attila viene finalmente giustiziato nel cimitero, di fronte alle tombe delle sue vittime, e Alfredo viene preso in ostaggio da un ragazzino armato di un fucile ricevuto dai partigiani. Olmo, creduto morto, ricompare ed inscena un processo sommario al Padrone Alfredo Berlinghieri. Il legame di amicizia prevale e Olmo “condanna” Alfredo ad una morte virtuale (in realtà sottraendolo al linciaggio), inizialmente poco compresa dagli altri paesani, ma alla fine coralmente accettata con una sfrenata e liberatoria corsa nei campi, sotto l’enorme bandiera rossa cresciuta e tenuta nascosta durante il ventennio. Le forze dell’ordine soggiungono per intimare il disarmo ai partigiani ed è proprio Olmo ad accettare per primo di deporre il fucile, dopo aver sparato in aria per simboleggiare l’esecuzione della parte vile e malvagia del suo amico più caro. Alfredo ed Olmo iniziano così a scherzare di nuovo, accapigliandosi come da bambini. Il film si chiude sui due amici che, ormai anziani, continuano ad azzuffarsi nei luoghi dell’infanzia, con Olmo che continua, come faceva da bambino, a sentire la voce del padre (mai conosciuto) in un palo del telegrafo e Alfredo che goliardicamente si uccide come da piccolo si stendeva per gioco sui binari del treno.

BERTOLUCCI SECONDO IL CINEMA
(1976)

Regia
GIANNI AMELIO

Fotografia:
RENATO TAFURI

Montaggio:
SERGIO NUTI

Produzione:
LUCA OLMASTRONI

Con
BURT LANCASTER
STERLING HAYDEN
ROMOLO VALLI
ROBERT DE NIRO
GERARD DEPARDIEU
DOMINIQUE SANDA
STEFANIA SANDRELLI
DONALD SUTHERLAND,
LAURA BETTI
altri attori, tecnici, e comparse del film Novecento di Bernardo Bertolucci

Italia1976
Documentario
durata: 62 min.

Bertolucci secondo il cinema è un documentario di Gianni Amelio girato in 16 mm sul set di Novecento di Bernardo Bertolucci. È andato in onda per la prima volta su RAI 2 il 28 febbraio 1976.

Nel 2000, il film è stato restaurato a cura del Museo Nazionale del Cinema di Torino. La copia restaurata è stata proiettata alla 57ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il 3 settembre 2000.

Fra prove filmate, il racconto di un’intera giornata di lavoro che fa da filo conduttore, osservazioni dietro le quinte, affiorano momenti più intimi, come l’autoritratto di Sterling Hayden lungo il fiume e brani di conversazione sul cinema con Bernardo Bertolucci.

Auditorium Centro Culturale “Le Fornaci”
Via Vittorio Veneto, 19
Terranuova Bracciolini (Ar)

Info: Uff. Cultura – Comune di Terranuova Bracciolini

Posted: maggio 1st, 2011
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LE FERIE DI LICU – di Vittorio Moroni




VENERDI’ 8 APRILE 2011 – ore 21,30
Cinema Teatro Excelsior - Via Dante Alighieri 7 - REGGELLO (Fi)
ingresso: euro 5
ridotti >65 e <25 euro 4
ingresso alle tre proiezioni euro 10


“Licu e Fancy sono due giovani musulmani.
Lui vive a Roma, lei in Bangladesh: non si conoscono.
Si sposano per scelta delle loro famiglie.
Da un anno abitano a Roma, cercando di imparare a vivere insieme”




Licu è nato in Bangladesh, è musulmano, ha ventisette anni e abita a Roma da otto, in una casa in affitto con altre otto persone.

Da poco non è più clandestino e per vivere lavora 12 ore al giorno: magazziniere in un laboratorio tessile la mattina, cassiere in un negozio alimentare la sera.

Capelli alla Elvis, camicie griffate, tifoso della Roma, Licu sembra molto integrato.

Riceve da sua madre la foto di una ragazza di diciotto anni; si chiama Fancy ed è la sposa che la sua famiglia ha scelto per lui.

Licu ottiene solo quattro settimane di ferie non pagate per andare in Bangladesh e organizzare il matrimonio con una persona che non conosce.

Ma al suo arrivo i negoziati tra le famiglie dei promessi sposi si complicano…

Il Bangladesh è sommerso dall’alluvione più imponente degli ultimi cinquant’anni…

All’inizio mi ero “introdotto” nella comunità bengalese di Roma perché intendevo fare delle indagini su certi aspetti schizofrenici dell’integrazione, poi mi sono imbattuto in un individuo, Licu, che mi sembrava proporre emblematicamente nella propria vicenda e personalità questa schizofrenia: da un lato una voglia potente di bruciare le tappe della sua  occidentalizzazione, dall’altro un ancoraggio profondo alla sua tradizione.

Ad un tratto, mentre io ero convinto di essere al lavoro su una storia sociale di sfruttamento, sopravvivenza stentata, diritti negati, arriva una lettera dal Bangladesh, spedita dalla madre di Licu che abita in un villaggio rurale.

Dentro la busta due foto di una ragazza diciottenne: era la moglie che la famiglia aveva scelto per Licu, senza che lui la conoscesse o la scegliesse.

Quelle foto erano tutto ciò che Licu sapeva di lei, eppure aveva già preso un mese di ferie con l’intenzione di andare in Bangladesh e sposarla, consapevole che non avrebbe avuto l’opportunità di conoscerla meglio.

Gli ho chiesto se potevo seguirlo con una troupe e Licu mi ha detto sì.

Per tutte e quattro le settimane sono stato vicino a lui, lungo tutte le complicazioni che i negoziati tra le due famiglie hanno prodotto, fino a quando il matrimonio con Fancy sembrava definitivamente saltato e poi durante la ricerca di una sostituta fino al compimento delle nozze.

La mia abitudine occidentale a considerare il matrimonio frutto dell’amore romantico e la consuetudine a frequentare Licu in Italia mi faceva guardare con incredulità al fatto che ogni decisione presa tenesse conto di motivi di ogni genere fuorché i sentimenti dei due sposi.

Lo stesso Licu non sembrava domandarsi nulla sui desideri propri o di Fancy. Lentamente ho osservato la sua figura divenire sempre meno protagonista di una vicenda che vedeva sempre più in primo piano la madre, le sorelle, la nonna della sposa, lo zio… e al centro dei dibattiti, interessi materiali o preoccupazioni logistiche. Licu e ancora di più Fancy mi sono sembrati ogni giorno più chiaramente delle vittime via via che la violenza del meccanismo della contrattazione si faceva più stringente.

Tuttavia mi sono sforzato di evitare che la soggettiva angolazione del mio sguardo diventasse immediatamente un giudizio su quanto stava accadendo intorno a me; volevo che si rivelasse esclusivamente attraverso l’attenzione a certi dettagli, a certi silenzi, a certi sguardi.

Ho cercato di far emergere gli stessi interrogativi che per me diventavano urgenti, lasciando aperta alla sensibilità dello spettatore la possibilità di confrontarsi liberamente con le contraddizioni del protagonista – sospeso tra due mondi e due universi di valori – e della storia – attraversata dalla sorprendente evoluzione degli accadimenti, ma anche dalla loro violenza sotterranea-.

Ora Fancy (che nei suoi 18 anni di vita non è mai stata fuori dal suo Paese) ha raggiunto Licu in Italia: lui è il suo unico punto di riferimento, l’unico su cui può contare, eppure è una persona quasi sconosciuta.

Il loro destino è imparare a conoscersi e se possibile ad amarsi.

Eppure molti ostacoli sembrano mostrarsi sul loro cammino.

Per Fancy essere in una città bellissima come Roma o essere in un villaggio sperduto in mezzo al nulla è quasi la stessa cosa, poiché vive in pochi metri quadrati (la sua stanza) e non ha il permesso di uscire se non con Licu. Licu, per sopravvivere, deve fare più lavori e spesso torna a casa stremato oppure decide di restare fuori.

Questa solitudine prolungata rende acuta per Fancy la nostalgia del Bangladesh, della famiglia e del suo mondo di affetti.

Licu è geloso, di una gelosia esasperata che lo porta a non farle  frequentare la scuola di italiano per timore che possa legarsi a qualche altro studente e di fatto ad impedirle di avere persino delle amiche.

Per Fancy significa non avere strumenti per comunicare con il mondo esterno.

Io mi sforzo di osservare le loro scelte senza giudicare con il metro della mia cultura, sapendo bene che tutta l’educazione che Fancy ha ricevuto la deve aver preparata ad un rapporto di obbedienza verso suo marito e so che in qualche modo questi due individui che altri hanno deciso dovessero essere una coppia potrebbero un giorno trovare un punto di equilibrio e forse realizzare una forma di felicità, eppure non posso fare a meno di interrogarmi sul rapporto tra libertà e desiderio.

Posted: marzo 23rd, 2011
Categories: Cinema
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Lucia Baldini & Ongakuaw in Spacetime Extensions (Study #1) Composite Sonic Installation + LE FUMENTA DI ALDEBARAN

SABATO 2 APRILE 2011 – ORE 19:30


Posted: marzo 19th, 2011
Categories: Arte, Eventi, Fotografia, Musica
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